martedì 9 marzo 2010

300 (azione/storico)

Nel 480 a.C., una terribile minaccia incombe sui territori greci: un immenso esercito persiano, guidato dall'ambizioso imperatore Serse, si riversa nelle terre dell'Ellade, devastando tutto ciò che incontra sulla sua strada. Una dopo l'altra, molte popolazioni cadono sotto il giogo nemico; nessuno sembra in grado di opporsi a questa incontenibile avanzata. Ma alcune città decidono di combattere. Tra queste Sparta, dove re Leonida, intuito il pericolo che corre l'intera Grecia, rompe gli indugi. Sarà lui stesso, con un manipolo di valorosi, a tentare un'impresa disperata: sbarrare la strada agli invasori al passo delle Termopili. Premessa necessaria: la sceneggiatura è ispirata alla trama di un fumetto. E allora viene da domandarsi se sia possibile tirare fuori una pellicola decente da una carta stampata che non sia un libro. Ma si può, eccome! soprattutto se le pagine in questione sono dell'originale e sempre sorprendente icona del disegno Frank Miller. Quindi al buon regista Zack Snyder("L'alba dei morti viventi", "Watchmen") non resta altro che "copiare ed incollare" tutto quel che serve, concedendosi qualche piccola libertà artistica(l'aggiunta della "facciata" politica, tanto per insaporire ulteriormente la vicenda). Perché, se è vero che un capolavoro non può essere migliorato, questa ne è la prova. Un film avvincente come pochi, straordinario e coinvolgente, in cui la Storia si erge ad assoluta protagonista, dove i valori(come l'onore, la lealtà, la dignità) e l'iconografia dei miti antichi e dell'epos omerico, che tanto avevano reso immortali i nobili eroi dell'età classica, emblemi viventi della "kalokagathia", si mescolano con atmosfere irreali, decisamente fantasy, quasi magiche, intrappolate fuori dal tempo e dai sogni. Un'ambientazione arida, scarna, che ricorda le lande desolate degli Inferi, messa ancora più in risalto dalla resa visiva sul modello delle "graphic novel", dove ogni colore, grazie al sapiente utilizzo della ricostruzione fotografica e computerizzata, prende vita, brillando di luce propria(i mantelli dei soldati mossi dal vento richiamano purpurei rubini), offrendo un mirabile contrasto col nero, a seconda sfocato o saturato per rendere sempre più intense e potenti le immagini(Leonida immobile sotto la pioggia è un'istantanea di un momento imperdibile); e a contorno i dialoghi del padre della storiografia Erodoto si stagliano solenni come perle di unica e rara bellezza, destinate a rimaner impresse nell'eternità(un esempio? "Quando attaccheremo oggi le nostre frecce oscureranno il sole" - "Meglio, così combatteremo all'ombra"). Ma il vero punto di forza di tutta l'opera sono le battaglie, crude, cruente, ma allo stesso tempo adrenaliniche e grandiose, dove il sangue, e non solo, scorre a fiumi in un susseguirsi di spettacolari ralenti che lasciano senza fiato; e dove un pugno di uomini liberi, spinti dal coraggio e dai più illustri ideali, si sacrifica, affrontando senza paura creature che sembrano provenire da altri mondi(gli Immortali sembrano entità uscite da un incubo), mostri, esseri deformi, un agghiacciante circo del grottesco e degli orrori di cui anche il gran re e la sua corte sono degne raffigurazioni, perché chiunque covi nell'animo del marciume viene ritratto fisicamente orribile(basta vedere gli Efori...). Un massacro "accompagnato" dalle maestose musiche in puro crescendo ritmico di Tyler Bates, dove emerge in tutta la sua ferocia e brama di uccidere la più micidiale macchina di morte dell'epoca: l'oplita. Un cast fantastico, assolutamente esemplare per bravura ed efficacia, a cominciare da un titanico e magnetico Gerald Butler, magnifico e carismatico, autentico trascinatore, coadiuvato da una meravigliosa Lena Headey, tanto affascinante quanto forte ed energica(e pure brava con la spada!), mentre un torreggiante Rodrigo Santoro dà vita ad un deliziosamente malvagio e "divino" Serse(anche se, visto l'aspetto, sembra più adatto ad un gay pride che a governare un regno). E se un finale struggente e commovente riesce a tenerti incollato alla sedia in preda ad un tourbillon di sentimenti, di fronte alla resa dei conti a Platea viene la tentazioni di alzarsi in piedi in estasi ed impugnare le armi. Oppure, più realisticamente, restare in silenzio a bocca aperta e spellarsi le mani a forza di applausi. "O viandante, annuncia agli Spartani che qui noi giacciam per aver obbedito alle loro parole"(anche Simonide non scherza...). Questa è Sparta, alalà!
Mitch


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