giovedì 27 maggio 2010

I LOVE RADIO ROCK (commedia)

Inghilterra, anni '60. Il povero Carl è stato espulso da scuola. La madre decide allora di mandarlo dal padrino Quentin. Peccato che costui viva su una nave, perennemente al largo nel Mare del Nord, in compagnia di un gruppetto di eccentrici compari. "Peccato" anche che il patrigno sia in realtà il capo della radio pirata più famosa d'oltremanica, che ogni giorno sfida le austere leggi della Corona(e del ministro Dormandy in particolare) trasmettendo musica rock 24 ore su 24, grazie all'apporto di una banda di deejay uno più svalvolato dell'altro. Chissà qual'è il segreto di Richard Curtis, che, novello re Mida, trasforma in oro tutto quel che tocca. Da vulcanico e fenomenale sceneggiatore, "crea" personaggi come Bridget Jones e Mr. Bean, e un successo epocale come "Quattro matrimoni e un funerale"; si siede dietro la macchina da presa, e sforna una primizia come "Love actually". Ora, da regista geniale ed ormai affermato, "spara" una hit direttamente da primo posto in classifica: ispirandosi ad una storia vera(quella di Radio Caroline), rende un meraviglioso omaggio ai favolosi anni '60, agli ideali di libertà e trasgressione, e specialmente alla Radio, "icona" assoluta di molte generazioni prima che il video ne uccidesse la stella(!). Perché, diciamolo, questo "battello che rockeggia"("The boat that rocked" è il titolo originale) è come il classico ritornello: magari banale e scontato, tuttavia accattivante, pieno di ritmo, che rimane scolpito in testa e si canticchia con piacere. Un film bellissimo e travolgente, suggestivo e coinvolgente pur essendo spensierato e leggero nei toni, con battute esilaranti farcite di doppi sensi (purtroppo in parte uccise dal doppiaggio...) e gag terribilmente strepitose(il "duello" tra Gavin e il "Conte" è una vera chicca), ricco di divertimento e humor poco british e molto goliardico e sguaiato, dove scene ad altissimo contenuto di risate(quella della cena di Capodanno a casa Dormandy scatena lacrimosa ilarità) vengono intervallate a momenti miele e sentimentalismo(il finale leggermente strappalacrime alla "arrivano i nostri"), il tutto accompagnato e "raccontato" da uno dei più straordinari tributi al rock della storia del cinema. Una colonna sonora da urlo, che racchiude il meglio dell'epoca, attraverso un'azzeccatissima carrellata di mostri sacri e band leggendarie: dai Kinks ai Turtles, dagli Who ai Beach Boys, passando per David Bowie e Jimi Hendrix, Dusty Springfield e Otis Redding, senza contare artisti del calibro di Cat Stevens, gli Hollies e i Tremeloes, e chi più ne ha più ne metta(da incorniciare anche i "riconoscimenti" a Morricone e ai Rolling Stones), un emozionante e irresistibile mix di adrenalina e poesia, potenza e talento, un'esplosione di brio e melanconia a cui sarà impossibile resistere. Ma, se l'accompagnamento sonoro è di livello "monstre", bisogna che anche il "supporting cast" non stoni. Quindi, per non farci mancare niente, ecco il solito fenomenale e squinternato Bill Nighy a capeggiare un gruppo di attori in forma strepitosa: dal cameo di una bravissima Emma Thompson agli ottimi giovani emergenti(ma senza alcun timore reverenziale) Tom Sturridge e Talulah Riley, dallo scanzonato e ironico Nick Frost all'affascinante mascalzone Rhys Ifans, splendido e irrefrenabile seduttore con voce suadente e gergo da erotic-line(sentire per credere!). A dominare la scena, come due magistrali e indimenticabili assoli, uno pseudo-hitleriano Kenneth Branagh in stato di grazia, mai così perfido, grottesco e auto-ironico, che riesce a far ridere solo con la mimica facciale (le sue "faccine" sono da antologia), e un maestoso Philip Seymour Hoffman, che nobilita una performance già di per sé eccelsa con una recitazione imperiale e una presenza scenica da re incontrastato. Un pellicola da vedere, ammirare ed ascoltare fin nel profondo, che non mancherà di risvegliare piacevoli pensieri e rimembranze a chi quei momenti li ha vissuti, e sicuramente appassionerà chi vuole farsi un po' di sana cultura musicale(o soltanto ripulirsi il cervello da obbrobri che qualcuno osa chiamare "canzoni"). Il miglior spot possibile per il motto "sex, drug and (ma guarda un po') rock'n roll"! The show must go on (and I like it...).
Mitch


1 commenti:

Anonimo ha detto...

I Love Rock'n roll!! Bel film