venerdì 6 novembre 2009

GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI (drammatico)

Fedele come un cane, sfuggente come un fantasma: questo è Ghost Dog, un uomo di colore che vive su una terrazza di New York seguendo le regole del "Libro del samurai". Persona taciturna e praticamente solitaria, unica sua compagnia sono le letture, un gelataio con cui si esprime a gesti e i piccioni viaggiatori che alleva. Nessuno però sa che è un killer professionista terribilmente efficiente. "Lavora" per un boss italo - americano di nome Louie, che anni prima gli salvò la vita; da quel momento Ghost Dog è diventato suo fidato servitore, nonché braccio armato. Durante la sua ultima missione, purtroppo, non tutto va per il meglio: ora, con la malavita sulle sue tracce, dovrà combattere per salvare sè stesso e il suo padrone. Geniale lo è, e parecchio; ha la nomea di "indipendente"(in questo caso, non tanto). Ma, diciamolo pure, chissenefrega! se ancora una volta di più il sempre ottimo regista Jim Jarmush("Dead man", "Broken flowers") confeziona un piccolo ma assoluto capolavoro, che oscilla mirabilmente tra il Kurosawa d'annata e un gangster - movie d'altri tempi(alla Scorsese o alla Eastwood, per intenderci). Il risultato è un film meravigliosamente originale, un'epopea metropolitana a forti tinte orientaleggianti, che vive sull'insolito contrasto tra la cultura "della strada", rappresentata da malviventi pavidi e smidollati, quasi caricaturali nel loro comportamento(e quindi giustamente "ridotti" a pura e semplice carne da macello) e l'etica e la morale dell'antico Giappone, che traspare dall' "essenza" molto zen, riflessiva e intimista, e dal senso dell'onore del samurai nero, supportata dalle bellissime frasi di altissima poesia filosofica del libro "Hagakure" che appaiono a mo' di "intervalli". Una pellicola straordinaria, a tratti visionaria e surreale, intrisa di un simbolismo potente, affascinante, quasi magico, orientato principalmente sul rapporto servo - signore(che siano uomini o animali poco importa), leggera e scanzonata nei toni(i "dialoghi - non dialoghi" del killer col gelataio sono delle vere chicche di comicità), dove palate d'ironia d'alta scuola(il marchio di fabbrica jarmushiano) stemperano, anche con il singolare "ausilio" dei cartoni animati, la cruda violenza che percorre l'intera storia, che si snoda, frenetica e travolgente, al ritmo pulsante, trascinante e ipnotico del rap e dell'hip-hop(grazie anche alla più che orecchiabile colonna sonora firmata RZA dei Wu-Thang Clan). In questa cornice quanto mai perfetta si inserisce, con una prova di recitazione mostruosa, un superbo Forest Whitaker, pacioccoso e selvaggio simulacro della Morte, titanico e silenzioso samurai dalla formidabile forza d'animo e dai modi di uccidere altrettanto incredibili(a proposito, occhio ai vostri lavandini...), ben coadiuvato da un bravissimo John Tormey, grandioso incrocio tra un imbelle shogun e un diabolico Giuda. Merita un'accurata visione, merita un'attenta riscoperta, merita di essere conservato: insomma, guardatelo! Arigato, mio ronin.
Mitch


martedì 27 ottobre 2009

TONARI NO TOTORO - IL MIO VICINO TOTORO (animazione)

Uno dei film più significativi della carriera di Miyazaki finalmente approda in Italia ben doppiato dalle nostre calde voci. Possiamo mettere da parte le versioni giapponesi con sottotitoli in finlandese (un po' come le istruzioni dell'Ikea).
Il protagonista di questo film viene scelto come testimonial dello Studio Ghibli, la più importante casa di animazione giapponese, fondata proprio dal nostro caro regista in collaborazione con il suo compagno artistico Isao Takahata.
La storia è ambientata nelle campagne di Tokyo intorno agli anni 1950.
Le due sorelline Satsuki e Mei affrontano un viaggio con il padre per cambiare vita, casa e aria. Si trasferiscono quindi in campagna, lontano da Tokyo ma anche lontano dalla loro mamma che è ricoverata in ospedale.
Inizia così il loro viaggio attraverso la scoperta di un nuovo mondo e soprattutto della natura che le circonda.
Il primo incontro è coi makkurokurosuke, spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate e che solo i bambini possono vedere.
La piccola Mei, esplorando la nuova casa e seguendo delle tracce di ghiande, viene a contatto con due spiritelli, uno piccolissimo dal pelo bianco e uno più grande azzurro. Inseguendoli i loro nuovi amici all'interno del grande albero di canfora, Mei trova Totoro, uno spirito buono dall'aspetto un po' pittoresco.
Una sera, le due bambine vanno incontro al padre alla fermata dell'autobus sotto la pioggia e incontrano Totoro, che aspetta un autobus molto speciale, il Gattobus, un autobus peloso con muso di gatto e 12 zampe che si muove a grande velocità superando qualunque ostacolo e assecondato dagli alberi che si scostano al suo passaggio, visibile solo a pochi. Nell'attesa, Satsuko offre un ombrello a Totoro, che le regala dei semi da piantare nel giardino della casa.
Un giorno Mei, arrabbiata perché la madre non può ancora tornare a casa e preoccupata per le sue condizioni di salute, decide di andare da lei per darle una pannocchia di granturco raccolta nel giardino della Nonnina. Purtroppo è troppo piccola per affrontare il viaggio sino all'ospedale da sola e quindi si perde. Dopo molte disperate ricerche, Satsuki si rivolge a Totoro, che chiama il Gattobus, il quale impostando come destinazione "Mei" la porta in un attimo dalla sorella, e poi all'ospedale, dove le due bambine vedono che la mamma sta bene.
Un lieto fine emozionante per una fantastica favola. Superconsigliatissimo! Preparate le copertone, i cuscini e le bibbitone dissetanti! Buona visione!
Nanni


sabato 24 ottobre 2009

THE MILLIONAIRE (drammatico/commedia)

Mumbai, India. Versione locale del quiz "Chi vuol esser milionario". Un ragazzo, Jamal Malik, è giunto sino all'ultima domanda. Ma come ha fatto costui, di poverissime origini e quasi analfabeta, ad arrivare fin lì? Accusato di imbrogliare, viene arrestato e interrogato. Solo allora Jamal svelerà il vero motivo per cui ha deciso di partecipare a quel gioco: il suo antico amore per Latika. Ispirandosi al romanzo di Vikas Swarup "Le dodici domande" quel geniaccio un po' scapestrato e irriverente di Danny Boyle("Trainspotting", "The beach"), lasciate da parte la sua caustica ironia e le scene ad alto contenuto di onirismo psicologico, e sfoggiando una regia leggera ed equilibrata, senza voli pindarici, ma contemporaneamente carica di ritmo e dinamicità, tira fuori dal cilindro un(superbo) "coniglio", stupendo per l'intensità, la forza, talvolta la crudezza delle immagini(l'uccisione della madre è un pugno allo stomaco), coinvolgente, suggestivo, che fa riflettere su molti aspetti(la miseria della "vecchia" India, la grandezza di quella "nuova", i contrasti religiosi), dove il peasaggio da capogiro del Taj-Mahal si contrappone all'affascinante e colorato squallore delle bidonville; da applausi il magistrale utilizzo del flashback(ad ogni domanda, un pezzo della storia), che crea un bellissimo "effetto-domino", tirando a poco a poco i fili della trama. Un perfetto mix tra avventura "on the road", fatta di fughe, sparatorie e peripezie d'ogni genere, e fiaba d'altri tempi, molto metropolitana d'ambientazione, condita da un pizzico di humor(il ragazzino di merda-vestito a caccia di autografi però strappa saporite risate), in cui i classici temi del Bene e dell'Amore(dolce, semplice, passionale, a volte peraltro un tantinello melenso...) che alla fine trionfano su tutto e tutti vengono amalgamati in maniera intelligente e senza forzature da una sceneggiatura assolutamente originale e fantasiosa, ricca soprattutto di imprevidibilità. Straordinario il cast nel rendere vive(specie con gli sguardi: i primi piani di Jamal trasudano magia) le emozioni che il film vuole trasmettere, ancor più strepitoso se si considera che quasi tutti sono dei non professionisti(o a volte neanche quello): e se Dev Patel(chapeau al suo sfigato vincente), Freida Pinto(meravigliosa ed energica) e Madhur Mittal(nemico - amico dal buon cuore) sono veramente sensazionali, i tre attori-bambini(Rubina Ali, Ayush Manesh Khedekar e Azharuddin Ismail) sono ad un livello di totale eccellenza. Il migliore è un fenomenale e indimenticabile Anil Kapoor, Gerry Scotti in sari e turbante(metaforici!), cinico, narciso e alquanto diabolico. Arrivato agli Oscar in sordina, sbaragliò senza appello ogni tipo di concorrenza, conquistandone ben 8: Miglior film, regia, sceneggiatura non originale, montaggio, fotografia, sonoro, colonna sonora(le incantevoli musiche techno - pop di A.R. Rahman) e canzone ("Jay Ho", rovinata nell'inutile balletto-omaggio a Bollywood dei titoli di coda...). Io e il mio kharma ne consigliamo altamente la visione: vi stupirà, e parecchio anche! Namasté.
Michele Pieloni


mercoledì 14 ottobre 2009

THE HANGOVER - UNA NOTTE DA LEONI (commedia)

Questo fine settimana è stato spettacolare! Io, Andyl e Michele siamo andati ad una festa strepitosa! Un addio al celibato! Vi dico solo che la mattina dopo non avevamo più memoria della serata appena passata, ci siamo svegliati nella nostra camera d'hotel con una tigre nel bagno, un bebè nel guardaroba, ad Andyl mancava un dente e lo sposo era sparito.
Ok ok sto esagerando... Questo è quello che è successo a Phil, Stu e Alan, i protagonisti del film che vi consigliamo caldamente.
Quando me lo hanno proposto pensavo che fosse uno di quei soliti film a comicità scontata, invece mi sono ricreduta e ho riso di cuore per tutta la sera!
Il percorso a ritroso che i protagonisti fanno per ritrovare il loro amico Doug, una corsa contro l'orologio per riportare lo sposo in tempo utile sull'altare. Una ricerca che parte proprio dai pochi e strani indizi che hanno, continuando ad imbattersi e cercare di risolvere i guai creati la sera prima.
E' proprio il caso di dire che una notte da leoni è sempre seguita da un giorno da...
Nanni


giovedì 24 settembre 2009

GRAN TORINO (drammatico)

E' ufficiale, Clint non sbaglia un colpo! Saranno forse le sue doti da pistolero western, chi lo sa, l'importante è che continui a regalarci film come Gran Torino. Il personaggio di Walt Kowalski, un vedovo polacco/americano combattente in Korea, è semplicemente immenso. Tutto il film ha come sovrano indiscusso Walt, la sua vita, il suo modo di pensare, il suo relazionarsi con il mondo che sta cambiando, il suo essere uomo, il suo essere l’ultima prova da attore di Clint Eastwood. Mentre stavo guardando il film per la prima volta, pensavo tra me e me “… voglio una tshirt con l’immagine di quest’uomo …”; ascoltate solamente uno dei dialoghi di Gran Torino e sono sicuro in voi nascerà lo stesso desiderio. Se avete voglia di un film profondo ma nello stesso tempo frizzante, un film d’azione ma nello stesso tempo romantico, fatevi un regalo e “affittate” Gran Torino. Personalmente l’ho rivisto 5 o 6 volte perché quel “vecchio bastardo di un polacco” ogni volta che apre bocca regala perle preziose, un po’ rudi ma tremendamente divertenti. Con un profondo significato anti-razzista, benché non lo sembri al primo impatto, non ha inspiegabilmente conquistato premi Oscar … bah, misteri dello show business. Ma visto che non sono i riconoscimenti a fare bello un film, guardatelo e poi giudicherete voi stessi. Un ultimo consiglio, cliccate il link e imparerete come parlano tra loro “i veri uomini”.

venerdì 31 luglio 2009

LA SCUOLA (commedia)

E' l'ultimo giorno di scuola in un istituto tecnico di Roma. Il professor Vivaldi e i suoi colleghi devono ancora affrontare una lunga serie di problemi: alunne incinte, interrogazioni finali per tirar su la media(e il "ragazzo-mosca" Cardini di nuovo assente), amanti segreti, soffitti che crollano, una colletta per la collega che va in pensione(sparita pure lei...), allarmi bomba. E, tra i flashback della gita a Verona, si arriva al momento degli scrutini. "La scuola come non l'avete mai vista prima"? No, sarebbe meglio dire "la scuola come è, e come sempre sarà", e non potrebbe essere altrimenti: un ritratto lucido, anche preciso, quanto mai calzante, di quell'immenso e misterioso Leviatano che risponde al nome di scuola italiana, di cui l'ottimo regista Daniele Lucchetti("Il portaborse") si fa nel contempo cronista e portavoce. Un film brillante e originale, intelligente nella costruzione e geniale nelle trovate, con battute esilaranti(l'urlo della notte del secchione di turno è da lacrime agli occhi), gag al limite dell'assurdo, quasi grottesche(il finale dove "appare" Cardini, come fosse un "deus ex machina"), e scene spassosissime(Vivaldi che balla la musica dance durante gli scrutini merita più di un plauso), tuttavia volutamente sfumate e "amareggiate" da un clima di generale sconfitta, disillusione e sconforto in cui vive l'istruzione italiana, sintetizzato magnificamente dal consiglio docenti, un film nel film, e nella frase "la scuola è una guerra"(e, se avete genitori prof., non potranno che essere d'accordo), summa e morale dell'intera pellicola. Risate amarognole, atte più a far riflettere che a sorridere davvero, in questa pseudo – fiaba moderna senza lieto fine(ma anche senza drammi!). Cast decisamente sopra le righe per la qualità delle prove recitative: spiccano una sontuosa Anna Galliena "brutto anatroccolo"(che diventa un cigno triste e malinconico) e il "cattivello redento" Fabrizio Bentivoglio, un meschino in fondo bonario, con autoironia da vendere, a guidare una truppa di caratteristi e coprotagonisti da antologia, a cominciare dai "colleghi"(strepitoso il "terrunciello" Roberto Nobile). La palma del migliore se la becca però un perfetto Silvio Orlando, assolutamente fenomenale, idealista grintoso e rassegnato, paladino degli studenti e sfigatello dal cuore d'oro: insomma, l'insegnante che tutti noi vorremmo avere(o aver avuto). Una commedia che ha segnato un'epoca, che rimarrà sempre un evergreen, sconvolgente per quanto sia tuttora attuale. Da guardare e conservare nella vostra cineteca, da far vedere e sponsorizzare, magari anche alla nostra Mary Star.
Michele Pieloni


martedì 9 giugno 2009

JOYEUX NOEL (drammatico)

C'erano un inglese, un francese e un tedesco... No no! Non è una barzelletta. Sto parlando di un film piacevole ma serio, e questi sono i protagonisti di Joyeux Noel: interessante avventura multiculturale, per chi conosce queste lingue o almeno una delle tre.
Ambientato in guerra, tre trincee diverse ma vicine, sia in posizione che in sentimenti. Soldati in lotta gli uni con gli altri che scoprono le loro affinità in una gelida notte di Natale.
Una pericolosa amicizia si crea tra i tre schieramenti che li porta a difendersi l'un l'altro dalle bombe "amiche".
E' emozione unica quella che prova lo spettatore seguendo l'avvicinarsi timido dei tre battaglioni durante la notte di tregua natalizia, scambiandosi timorosi le prime parole nelle loro lingue d'origine con la speranza di essere capiti.
Chi stappa bottiglie di vini tipici, chi mostra le foto dei familiari. Un'atmosfera di labile pace incrementata da un forte momento di condivisione quando decideranno di celebrare la messa insieme.
Ma la magia si conclude in breve, perchè al sorgere del sole è di nuovo realtà, è di nuovo guerra.
Consigliato a chiunque, è un film dalla forte morale... Preparate i cuscini e tanti ma tanti sottotitoli ^^
Buona visione!
Nanni


LA CLASSE - ENTRE LES MURS (drammatico)

François è un professore di francese in una scuola media della periferia parigina. Nonostante abbia a che fare coi ragazzi "difficili" delle banlieues, François cerca in ogni modo di istruirli, di abituarli al dialogo e al confronto, di farli crescere e maturare, aiutandoli a tirar fuori il meglio di loro stessi, senza darsi mai per vinto anche di fronte ai casi disperati. I fallimenti e le cocenti delusioni, però, saranno ben più dei successi ottenuti. Non aspettatevi qualcosa di simile a "L'attimo fuggente" o a "La scuola", tuttavia non disperate: all'ottimo regista Laurent Cantet("Risorse umane", "Verso il Sud") basta veramente poco per costruire un'opera di rara bellezza ma di amplissimo respiro. In primis il libro omonimo a cui si è ispirato(e di cui consiglio caldamente la lettura!), dal quale prende vita un film in forma di documentario, ironico e divertente(alcune battute sconquassano le budella), a tratti anche triste e malinconico, sui problemi dell'istruzione più che su quelli dell'integrazione, sui valori dell'insegnamento, e degli insegnanti che lottano per trasmetterli, così surreale da apparire tremendamente reale(i discorsi nella sala professori sono il trionfo dell'assurdo), ma nel contempo talmente attuale che quasi si stenta a credere ai propri occhi(e alle orecchie: il turpiloquio dei ragazzi è di casa anche da noi...). A questo si aggiunga la scelta stilistica di ambientare il tutto in appena tre ambienti chiave, all'apparenza piccoli e chiusi, in realtà variegati e multisfaccettati microcosmi, e di filmare con l'ausilio di due telecamere- due- il trascorrere di un intero anno scolastico visto attraverso gli occhi di chi si trova da ciascuno dei due lati della "barricata"(la cattedra), sfruttando la luce naturale e abusando(in senso buono) dei primi piani, mai così incisivi e comunicativi delle molteplici sensazioni dell'animo. Un cast che definire straordinario appare riduttivo, tanto è convincente e perfetto sotto ogni punto di vista, da ammirare ancor più perchè composto interamente da esordienti: dai ragazzi(e specialmente le ragazze: gentil sesso rulez!), ben caratterizzati e definiti nelle loro personalità e non ridotti a semplici macchiette stereotipate(vero Moccia?), per finire al fantastico e bravissimo(a dir poco) François Bégaudeau, pragmatico sognatore, un moderno Don Chisciotte idealista e trascinatore, combattente sconfitto ma mai arrendevole. Certo, la pellicola sarà lenta nello scorrere e a tratti un po' monotona, ma i risultati sono stati a dir poco mirabolanti: Palma d'oro a Cannes come Miglior Film, e Oscar nomination come Miglior Film Straniero.Se il buongiorno si vede dal mattino...Da vedere e far vedere, cinema allo stato puro che diventa lezione di vita.
Michele Pieloni