giovedì 3 luglio 2008

LO SPECCHIO DELLA VENDETTA (thriller)

Tommaso, dopo la rottura con la sua ragazza Giorgia, viene istigato da una presenza oscura a commettere atti criminosi contro la sua persona. Il commissario D'Angeli della Polizia di Stato, apre il caso dopo che sulle scene del crimine vengono trovate delle monete. Le domande a cui deve dare una risposta sono: forse si tratta di crimini seriali? chi è questa oscura presenza? qual'è il motivo delle monete?
"Lo Specchio della Vendetta", ultimo cortometraggio della Digital Home Studio è un thriller poliziesco pieno di colpi di scena. Questa casa di produzione pesarese stà compiendo passi da gigante nel mondo del cortometraggio indipendente. Di notevole fattura, la realizzazione di questo corto vanta anche la partecipazione delle forze di polizia della città che gentilmente hanno prestato uomoni e mezzi per la sua realizzazione. Il cast di attori non professionisti non sfigura, anzi fa riflettere su quanto possano essere "piccoli" gli attori professionisti di certe soap in onda nelle nostre reti televisive. Da vedere.
Il corto è visionabile gratuitamente su youtube agli indirizzi sotto riportati.


Clicca qui!

mercoledì 2 luglio 2008

CONTROL (biografico)

Ian è un ventenne che vive a Macclesfield, nei pressi di Manchester, coltivando la passione per la musica e sognando di sfondare con la sua band. Siamo intorno alla fine degli anni settanta e la sua camera è tappezzata dei poster dei suoi idoli. Conosce la ragazza di un suo amico, Debbie, che subito si innamora di lui; dopo una brevissima frequentazione lui le propone di sposarsi. L'anima poetica del protagonista emerge sempre di più nei testi delle sue canzoni, e la sua band, i Warsaw, riesce finalmente ad ottenere la possibilità di esibirsi in pubblico. Nel frattempo la coppia decide, sempre frettolosamente, di avere un figlio; Ian trova lavoro presso un ufficio di collocamento dove incontra una ragazza malata di epilessia, che lo sconvolge con un improvviso attacco. E' probabilmente questo lo spunto per la scrittura della prima grande canzone della band, ormai ribattezzata col nome di Joy Division: si tratta di "She's lost control". La fama del gruppo cresce sempre di più; contemporaneamente entra in crisi la vita coniugale della coppia, e Ian si rinchiude sempre più in se stesso, allontanandosi progressivamente dalla moglie e dalla figlioletta. Durante un concerto il cantante incontra Annek, una giornalista, che dimostra fin da subito un forte interesse per lui; tra i due nasce una storia, per Ian molto combattuta, dato che in lui cresce il senso di colpa verso la sua famiglia. Nel frattempo hanno inizio i terribili attacchi di epilessia del protagonista: il suo modo frenetico di cantare e di ballare sul palco ne causa una proprio durante un concerto. Dopo l'ultimo, tremendo attacco, Ian, solo in casa della moglie da cui ormai si è separato, stanco e depresso a causa delle medicine che deve prendere per combattere la sua malattia, si impicca; non conoscerà mai il grande successo che i Joy Division hanno avuto.
Wikipedia

Clicca qui!





giovedì 26 giugno 2008

LADY VENDETTA (thriller)

Geum-ja è una bellissima ragazza che viene incolpata del rapimento e dell'assassinio di un bambino di sei anni. Per i media, che seguono il caso, diventa una vera e propria calamita. La giovane però è innocente: ricattata dal suo insegnante (e amante) Mr. Baek, il vero colpevole, si è dovuta autoaccusare del crimine. Condannata a tredici anni di prigione, durante questo peridodo si trasforma in una detenuta modello, guadagnandosi il soprannome di "Sweet (dolce)", e l'amicizia delle altre recluse. In realtà Geum-ja non ha fatto altro che covare dentro di sé un forte sentimento di vendetta, pronta a compiersi non appena la donna viene scarcerata...La ricetta di Park Chan-Wook mescola sempre gli stessi elementi dimostratisi già vincenti: la violenza, tanto cruda e dirompente (occhio alla scena finale!) quanto necessaria; i flashback, disorientanti e rivelatori al tempo stesso; una certa visionarietà, via di mezzo tra il sogno e l'incubo; l'ironia, così grottesca e amara da strappare (forse) un falso sorriso. Senza contare la colonna sonora a tinte classiche, la superba fotografia e l'abilità nel gestire le luci e la macchina da presa, cogliendo ed esaltando ogni minimo dettaglio, specie le emozioni che traspaiono dai volti(quello di Geum-ja uscita di prigione è come un marchio a fuoco, duro e insostenibile). A questo, il regista, per concludere la sua "saga dei vendicatori", ha deciso di aggiungere al plot nuovi particolari che ne migliorano il gusto della visione. E se i suggestivi titoli di testa, che mischiano il bianco candido con sfumature purpuree, e la conclusione, così terrificante e al tempo stesso mellifua da apparire quasi indigesta, sono vere chicche, c'è un non so che di biblica ispirazione nel modo in cui sceglie una donna come protagonista della pellicola, con l'idea che lei soltanto può alfine condurre alla salvezza. Il cammino verso l'espiazione è più diffile e tortuoso: prima scava senza pietà dentro il tuo essere, e ti trasforma; poi però non tira fuori il marcio, perchè non c'è colpa, solo dolore, sofferenza e desiderio di pace interiore. Ma (ed ecco qui l'ennesimo colpo di genio) il raggiungimento della vendetta, anche se giusta, non purifica appieno, non "soddisfa", anzi, lascia dietro di sè un vuoto e un'insoddisfazione impossibili da colmare, lacrime che non lavano via il sangue sparso. Sorretto dalla magnifica interpretazione di una sorprendente Lee Young-Ae, angelo caduto che, dietro soavità e tenerezza, cela la rabbia dirompente di un vulcano e la glaciale e meditata determinazione del vendicarsi, e ben supportato da un Choi Min-Sik (già ammirato in "Old boy") meravigliosamente cinico e spietato, è un film di una bellezza fuori dal tempo, un miscuglio di emozioni che si accavallano e ti bombardano senza sosta: guardatelo, godetevelo e scolpitelo nella memoria, perchè la vendetta sarà anche un piatto da servire freddo, ma non sempre il gioco (fisicamente) vale la candela (psicologicamente).

mercoledì 25 giugno 2008

Mr. MAGORIUM E LA BOTTEGA DELLE MERAVIGLIE (commedia)

Burattini che prendono vita, superpalle che rimbalzano da sole, animaletti di peluche che abbracciano i bambini... La Bottega delle Meraviglie del 243enne Mr. Magorium (Dustin Hoffman) non è un semplice negozio di giocattoli, è un luogo magico dove l’impossibile diventa reale! Quando però l’anziano proprietario decide di affidare la Bottega alla sua assistente Molly Mahoney (Natalie Portman), i giocattoli si arrabbiano e perdono tutta la loro magia. Per fortuna il piccolo Eric (Zach Mills), un cliente affezionato, ha un piano per aiutare la ragazza a riportare il negozio al suo antico splendore.
Dustin Hoffman si lancia in un film decisamente atipico per i suoi standard, accogliendo il suggerimento di Zach Helm, e si ritrova completamente a proprio agio all’interno di questa composizione onirica e leggera, senza eccessi di dolcezza anche se sarebbe stato facilissimo scivolare nel banale e nello scontato.
Natalie Portman ride, scherza e mostra un aspetto di sé davvero fresco e simpatico, che non mancherà di lasciare una traccia positiva sul suo futuro artistico, pur se non riceve l’abituale quantità di glamour: la vera magia è quella degli oggetti che si muovono,
dei piccoli effetti speciali. Gli amanti dell’arte non possono non notare gli omaggi al realismo e al surrealismo, come l’architettura Art Noveau del negozio o l’enorme versione incompleta dei quadri di Magritte che si materializza in una macchina per mutare i compiti in giocattoli. Insomma: un film fatto per i piccoli, principalmente, ma che si rivela una favola che piacerà anche ai grandi, soprattutto se non hanno perso la capacità di sognare.

sabato 21 giugno 2008

LA GUERRA DI CHARLIE WILSON (drammatico)

La storia vera di Charlie Wilson, il deputato americano che negli anni '80 ha finanziato l'invio di armi ai mujahidin, per respingere l'invasione sovietica dell'Aghanistan. Amante di donne, alcol e cocaina, Wilson riuscì attraverso un'improbabile alleanza tra il Mossad israeliano, l'Egitto e il Pakistan a far avere alla resistenza afgana ciò di cui aveva più bisogno: armi e bazooka per abbattere gli elicotteri russi. Mentre Redford si lancia contro la politica americana con un quasi-trattato (Leoni per agnelli), Nichols, con il supporto alla sceneggiatura di Aaron Sorkin, punta sulla farsa. Le due pellicole, in ogni caso, sembrano condividere un punto di vista, quello di mostrare una strategia estera americana trattata un po' a caso, per motivi interni e spesso con ignoranza. Hollywood mette dunque in luce gli aspetti più sconclusionati della politica, esibendo una sfiducia nelle istituzioni dal sapore di campagna elettorale, comunque efficace nel dissacrare quei monumenti intoccabili dell'autorità trattati spesso con reverenza (la CIA, il Congresso). Il personaggio lo consentiva e Tom Hanks, seppur inadatto al ruolo del deputato dai facili costumi, si cala nella parte con intensità burlesca, anche grazie alla compagnia di Julia Roberts e dell'ottimo Philip Seymour Hofmann.

mercoledì 11 giugno 2008

LA BANDA (commedia)

La banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto viene invitata a suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana. All'aeroporto di Tel Aviv non c'è nessuno ad attendere il gruppo di musicisti, così il pragmatico direttore d'orchestra e colonnello Tewfiq decide di raggiungere il luogo con un autobus locale. Arrivato nella remota e desertica cittadina (una sorta di Las Vegas spoglia di luci scintillanti, giochi e schiamazzi) capisce che, per un difetto di pronuncia, ha sbagliato destinazione. Non si trova nella moderna Petah Tikva, bensì nell'arida Bet Hatikva.
Al suo esordio in lungo l'israeliano Eran Kolirin realizza una piccola opera cinematografica, densa di valore, trovando il modo per fotografare e raccontare il suo paese con umorismo, sentimento e nostalgia, utilizzando un linguaggio (e lanciando un messaggio) universale. La banda è una brillante commedia dal retrogusto amaro che parla innanzitutto dell'essere umano.
Al di là delle divergenze culturali e delle barriere linguistiche c'è la musica, ma c'è anche l'amore. Il finale de La banda è preannunciato da una frase di Itzik. È "come un concerto che finisce di colpo, né triste, né allegro". Un concerto, aggiungiamo noi, da godere fino all'ultima nota.


martedì 3 giugno 2008

OLD BOY (thriller)

Oh Dae-Soo, sposato e padre di famiglia, viene senza ragione rapito davanti casa e rinchiuso in una prigione privata. Suo unico contatto col mondo esterno, una televisione, attraverso la quale viene a sapere dell’omicidio di sua moglie. Dopo quindici anni passati tra disperazione e chiedersi il perchè della sua prigionia, inaspettatamente, Dae-Soo viene rilasciato. Il suo scopo, a questo punto, è uno solo, vendicarsi. Tuttavia, quello che l'uomo non sa è che l'incubo non è finito, ma appena iniziato: il suo misterioso carceriere lo sottoporrà ad un'altra prova, di quelle da far accapponare la pelle..."Il film che avrei voluto fare" disse Tarantino a Cannes 2004, dove la pellicola vinse (meritatamente!) il Gran Premio della Giuria. C'è da credergli: la violenza è esasperante, maniacale, quasi voyeristica. Ma, e qui sta la differenza, non è gratuita, non si autocompiace del sangue e dell'orrore. E' solo un tassello di un mosaico ben più ampio in cui il regista Park Chan-Wook ("Symphathy for Mr.Vengeance", "Lady Vendetta") assembla con maestria e linearità visioni oniriche (splendida la formica gigante nella metropolitana!), flashback apparentemente disorientanti, ma funzionali allo sviluppo narrativo, riferimenti fumettistici (il film è liberamente tratto da un manga giapponese), momenti di drammaticità cupa, tormentata, shoccante per le emozioni che riesce a trasmettere, e di humor nero, sempre spiazzanti, a volte eccessivi, a volte banali, ma mai scontati; e poi c'è l'amore, tanto salvifico, carico di dolcezza e di erotismo, quanto distruttivo, crudele, e senza speranza. E in questo intricato contesto la vendetta non appare come la punizione del "buono" contro il "cattivo", anzi! Più che purificare, diventa un veleno che, man mano che il mistero si dipana verso la soluzione, scava nell'interiorità del protagonista, lo corrode, costringendolo a far rivivere un passato che credeva dimenticato, e lo trasforma agli occhi di tutti da vittima a colpevole. A rendere ancora più evidente questa metamorfosi introspettiva contribuisce la convincente e fenomenale interpretazione di Choi Min-Sik, un cavaliere oscuro dal ghigno malinconico, che si fa largo tra i nemici a suon di martellate con un triste sguardo omicida, che interagisce coi suoi ricordi rivelatori (grazie anche alla voce fuori campo: trovata geniale!), esaltato ancor più dall'uso magistrale della macchina da presa, con grande attenzione ai dettagli e ai primi piani, e da una bellissima e struggente colonna sonora classico-rockeggiante. Consiglio: guardatelo e ammiratelo, perchè "Se ridi, tutto il mondo riderà con te; se piangi, piangerai da solo"!

venerdì 30 maggio 2008

IL FALSARIO (drammatico)

Berlino 1936. Sorowitsch è il re dei falsificatori ed è ebreo. La sua vita cambia quando viene portato a Mauthausen e da lì trasferito, per la sua competenza, in un campo privilegiato insieme ad altri tecnici della falsificazione. Dovranno produrre valuta pregiata falsa per sostenere le casse ormai vuote del Reich. Sorowitsch inizialmente non si pone problemi: ha trovato il modo di sopravvivere e di esercitare la propria 'arte'. Progressivamente uno dei suoi privilegiati compagni di prigionia lo pone dinanzi al dilemma: continuare a falsificare denaro favorendo il nazismo o boicottare l'operazione mettendo a repentaglio le proprie vite?
"Era un ebreo ma è morto da uomo" dice a un certo punto del film un nazista. In questa frase si racchiude parte del senso del film. Dinanzi ai nazisti che non li ritengono esseri umani gli ebrei possono scegliere tra la dignità e il servilismo. Il rapporto tra Sorowitsch e il comandante del campo Herzog offre spazio per la riflessione sul regime in caduta libera. Herzog, che è stato comunista, ora indossa una divisa nazista ma non ha più alcuna ideologia. Il suo obiettivo è analogo a quello delle sue vittime: salvarsi.

mercoledì 28 maggio 2008

IL PIU' BEL GIOCO DELLA MIA VITA (drammatico)

Nel 1913, Francis Ouimet, giovane proveniente da una famiglia di lavoratori, si trova ad affrontare nello U.S. Open di Golf, il grande campione britannico Harry Vardon. Francis sarà protagonista di una delle più grandi imprese che lo sport statunitense possa ricordare. Lo sport, è noto, è un universo infinito denso di valori espressi da disciplina, talento, rispetto, agonismo, correttezza. Lo sport per gli americani è sempre stato un punto di riferimento nella crescita di una persona, anche perché abbatte (idealmente) le differenze di classe e di razza, e pone ognuno di fronte a un canestro, una porta, una linea di arrivo, una buca, conferendogli le stesse possibilità degli altri partecipanti di raggiungere il successo. Bill Paxton, qui alla sua seconda regia, recupera un tono “agé”, vecchio stile, per raccontare questo momento esaltante e vero. La fotografia meravigliosa di Shane Hurlbut ricostruiscono l’epoca con toni caldi e seppiati, mentre il montaggio e la tecnica filmica ci trasportano ai giorni nostri (ci riferiamo soprattutto ai momenti di gioco), creando così una visione attuale di un passato che potrebbe essere tranquillamente un presente. Premesso che lieto fine e buoni sentimenti sono da mettere in conto, possiamo dire di trovarci di fronte a un film a tratti appassionante, in particolare per chi crede nello sport e nelle emozioni di una vittoria.

sabato 24 maggio 2008

8 DONNE E UN MISTERO (commedia/giallo)

Francia, anni '50. In una villa di campagna, una famiglia si raduna per passare insieme il Natale. Purtroppo non c'è niente di cui gioire: il capofamiglia viene assassinato alla vigilia della festa. Lì, riunite, ci sono otto donne, tutte in rapporti più o meno intimi con la vittima: la moglie, la cognata, la suocera, la cameriera, la governante, le due figlie. Tutte hanno un qualcosa da nascondere, tutte hanno un movente, ognuna potrebbe essere l'omicida. Mentre la convivenza forzata farà esplodere conflitti familiari mai sopiti, si riuscirà a far luce su ciò che è successo? Che François Ozon ("Sotto la sabbia", "Swimming pool") ami le citazioni cinematografiche, e ami mischiarle tra loro, questo salta subito agli occhi. Il senso di mistero, colpi di scena a non finire (qui il più della volte improbabili o senza senso), l'attenzione ai dettagli, alla Hitchcock; il brio, la freschezza, l'intelligenza dei dialoghi, con battute veramente da antologia, i paradossi e la comicità mai volgare del cinema francese d'epoca; un tocco di musical, con le canzoni cantate dalle protagoniste unica colonna sonora. Un minestrone troppo condito? Ma neanche per sogno! Piuttosto un acquerello ben amalgamato, dove il noir si sfuma nell'ironia, la risata nella lacrima, con semplicità, stile, e abilità registica, con giochi di luci e di inquadrature, che risaltano l'atmosfera, i colori, i costumi; e la scenografia appare così quasi fittizia(da technicolor), valorizzando invece le performance recitative. Il resto lo fa un cast di attrici meraviglioso, in assoluto stato di grazia, che Ozon assembla come i colori dell'arcobaleno, così diverse nelle loro sfumature caratteriali, eppure così simili nei sentimenti che le accomunano: piacevoli sorprese Firmine Richard e Ludivine Seigner (da tenere d'occhio!), fantastica Danielle Darrieux, radiosa e scanzonata Fanny Ardant, mitica Catherine Deneuve, sensuale e ironica Emanuelle Béart, strepitosa Virginie Ledoyen, sontuosa (e quanto mai cinica) Isabelle Huppert, un mostro di bravura, una spanna sopra le altre. Una pellicola notevole, che merita sicuramente di essere vista, e da cui trarre una sicura riflessione. Credete ancora che le donne siano il sesso debole? Dopo la visione, a voi la risposta...

giovedì 22 maggio 2008

K - PAX (drammatico)

Spunta dal nulla in mezzo ad un raggio di luce alla Stazione Centrale di New York. È Prott, un alieno. Viene da K-Pax. È "atterrato" altre volte sulla Terra, la conosce bene anche se non ricordava che fosse tanto luminosa. Ricoverato all'Ospedale Psichiatrico di Manhattan, Prott si lega d'amicizia con il Dr. Mark Powell, psichiatra di vasta esperienza dell'ospedale. Affascinato soprattutto dal cibo squisito della Terra, un BA-3 ovvero, secondo i K-Paxiani, pianeta al primo stadio di evoluzione con un futuro ancora incerto, Prott afferma pazientemente di condurre un'inchiesta e che la sua partenza per tornare a casa è già stata decisa: il 26 luglio 2001. I due attori si disputano la palma del protagonista con indiscussa abilità, sebbene sorga il dubbio che a volte la loro mente sia altrove, forse tediata e poco coinvolta dall'intima incredulità di dottore, dell'uno e la profonda certezza di alieno, dell'altro.
Straordinaria la fotografia di John Mathison che crea un'atmosfera tutta particolare in cui la luce ha un ruolo determinante: vivida e sempre in movimento, un secondo personaggio che accompagna nei suoi chiari e nei suoi scuri i due protagonisti. Sfumature delicate che anticipano le mutazioni dei personaggi senza influenzare mai l'andamento della narrazione.

lunedì 19 maggio 2008

NELLA VALLE DI ELAH (drammatico)

Hank Deerfield (l'imperturbabile Tommy Lee Jones), un veterano del Vietnam maniaco dell'ordine e patriota devoto, parte alle ricerca del figlio Mike, tornato dall'Iraq da appena una settimana e misteriosamente scomparso. Dopo le prime infruttifere ricerche – e grazie all'aiuto dell'ispettore Emily Sanders (la perfetta Charlize Theron), vessata dai colleghi e costretta a occuparsi di piccoli casi irrisolti - il cadavere del giovane soldato viene ritrovato in una zona militare, fatto brutalmente a pezzi e con segni visibili di bruciature.
Il ritorno di Paul Haggis alla regia, Oscar alla sceneggiatura per Crash – Contatto fisico, è di quelli che non passano inosservati. Una penna impeccabile che muove delicatamente la macchina da presa, una storia che mette in gioco tutto: paure, veleni, ingiustizie, scomode verità e tanto orgoglio ferito.
Una genuinità così costruita che non lascia il tempo e lo spazio per riflettere davvero su ciò che veramente è stato e su ciò che sarà. Magari dieci anni fa sarebbe stato diverso, ma per ora, quel che è certo, è un posto assicurato nella valle degli Oscar.

mercoledì 14 maggio 2008

PERSEPOLIS (animazione)

Iran, fine degli anni settanta, Marjane è una bambina di 8 anni che si trova a confronto con un paese sotto un regime totalitarista nel quale scoppia una rivoluzione che porterà alla destituzione di questo. La storia profondamente umana della crescita da bambina a donna della protagonista, si intreccia con il mutamento politico/ideologico dello stato persiano, oggi l'attuale Iran. Film di animazione tratto dall'omonimo fumetto autobiografico di Marjane Satrapi, gode, oltre ad una fantastica animazione dal gusto retrò veramente piacevole da guardare, dell'inconfondibile sapore di verità e di umanità tipico dei racconti biografici tutt'altro che romanzati: l'affetto e l'intimità familiare di una famiglia musulmana molto moderna, il rapporto con la nonna, i vestiti indossati dai personaggi lungo il trascorrere degli anni sono così autentici da dare la sensazione di guardare vecchie foto di famiglia. 95 minuti durante i quali si prova la sensazione di aver fatto sempre parte della famiglia della protagonista, dove si condividono con lei le vicende così intime e pregne di umanità da lasciare veramente sorpresi della qualità del lungometraggio e che giustificano pienamente la nomination all'oscar.

martedì 13 maggio 2008

L'ULTIMO RE DI SCOZIA (drammatico)

1970. Neo-laureato in medicina, Nicholas Garrigan decide di recarsi in Uganda per lavorare come volontario in un ospedale. Qui ha modo di conoscere personalmente Idi Amin Dada, l'uomo che ha appena conquistato il potere grazie ad un colpo di Stato, rimasto ferito in un incidente d'auto; mentre lo cura, il giovane rimane sedotto dalla sua personalità, tanto da diventarne poi il medico personale. Affascinato, ma anche soggiogato, da Amin, Garrigan non riesce a vedere di quante atrocità si macchi il suo regime e di cosa lo stesso Amin sia capace; quando, pian piano, arriverà ad accorgersene, a quel punto ormai anche la sua vita sarà in pericolo. Kevin MacDonald, esordiente alla regia, ma veterano dei documentari ("La morte sospesa", "Un giorno a settembre"), unisce la sua passione per questo genere cinematografico alla trama tratta dall'omonimo romanzo di Giles Foden, per compiere un'attenta riflessione sul fascino e la seduzione del potere, attraverso la storia di uno dei più feroci dittatori del XX° secolo, vista attraverso lo sguardo di un giovane, simbolo di quell'Occidente neocolonialista, "sordo" finchè fa comodo, pronto a "scandalizzarsi" se qualcosa va contro i propri interessi. Un'operazione ben riuscita, grazie ad un'ottima sceneggiatura, ad una maestosa fotografia a colori saturi che fa rivivere la bellezza (e gli orrori) dell'Africa, ad una colonna sonora che è un mix tra musica tribale e balli celtici, con la ciliegina degli attori protagonisti, a partire dall'ottimo James McAvoy, tanto idealista e superficiale quanto "feroce" quando la realtà gli esplode davanti agli occhi. Ma la parte del leone la fa un grandioso Forest Whitaker, sguardo magnetico (i suoi primi piani valgono da soli lo spettacolo), carismatico per intensità e vitalità, ambiguo e oscuro quando affiora lentamente la follia: una performance che è come la calma prima della tempesta, potente, titanica, oscillante tra sentimenti contrapposti, a metà tra l'Eroe e il Mostro, sensibile e brutale, determinato e insicuro, che gli frutta l'Oscar come Miglior Attore Protagonista. Un film che merita di essere visto, che incanta e sconvolge, un'emozione continua, da brividi lungo la schiena: a voi decidere quale sensazione possa provocarli.

domenica 11 maggio 2008

EL ALAMEIN (guerra/storico)

La storia segue le vicende di alcuni soldati della divisione Pavia ed è narrata in una sorta di diario, dal soldato Serra, un V.U., volontario universitario, che è partito entusiasta di vedere l’Africa e convinto che la vittoria fosse una formalità. Sappiamo invece che El Alamein fu una disfatta e determinò, con Stalingrado, l’inversione di tendenza della guerra. El Alamein significa sconfitta eroica con gravi perdite inflitte al nemico, con soldati che affrontarono i carri armati con le bottiglie incendiarie. Significa anche divisione Folgore, diventata leggendaria e citata in questo contesto solo casualmente. Al regista non sta a cuore il mito, ma la povera gente portata via da casa per andare nel deserto. Il sergente veneto dice “che mi manca sono i prati dietro casa mia” e lo dice bene, senza banalità e retorica, come lo diceva un contadino veneto. Un grande film italiano. Italiano buono per il mondo. Era tempo. Monteleone si è informato per anni e poi ha centrato tutte le misure, della vita in trincea, dei discorsi, del dolore. I reduci che hanno visto il film piangevano, dicevano “era proprio così”. E questo è l’unico avvallo che conta davvero. E anche gli attori: straordinari. Ma c’è di più, ed è incoraggiante: il film è stato finanziato dal Ministero.

martedì 6 maggio 2008

EVILENKO (drammatico)

Alla fine degli anni '80, l'Unione Sovietica è sconvolta da un misterioso assassino, conosciuto come "Mostro della striscia di bosco", colpevole di aver violentato, ucciso e divorato più di 50 bambini. Il caso viene affidato ad un giovane magistrato, Vadim Timurovic Lesiev, cui tocca l'arduo compito di catturare questo criminale, capace di compiere efferati delitti senza lasciare alcuna prova. Dopo una lunga caccia, finalmente si individua il colpevole: è Andrej Romanovic Evilenko, insegnante di storia e letteratura russa in un orfanotrofio. Il difficile sarà ora costringerlo a confessare gli orrendi delitti... Il giornalista e scrittore David Grieco, per il suo esordio alla regia, sceglie la trama di un suo libro, "Il comunista che mangiava i bambini", ispirato e modellato sulla vicenda di Andrej Chikatilo, "Il Mostro di Rostov", probabilmente il più grande serial-killer mai esistito. Il risultato è un film cupo, sconvolgente, angosciante, pieno di interrogativi non risolti, dove la violenza e l'orrore non vengono mostrati, pur trasudando da ogni inquadratura (la scena del bagno fa rabbrividire) un ritratto lucido, scarno nei dialoghi, ma potente nella tenuta stilistica e visiva (i paesaggi brulli e squallidi) della crisi del regime comunista e dei suoi valori, e dei mostri che essa produce. Malcom McDowell di questa società malata è portavoce superbo, ne è un carnefice ma anche una vittima; una geniale e magistrale interpretazione, molto "fisica", ghigno dolce e agghiacciante, occhi ipnotici, specchio di un'anima innocente e terrificante insieme, così seducente eppur così maniacale nelle parole. Gli tiene egregiamente testa (in tutti i sensi: basti vedere le formidabili sequenze finali!) Marton Csokas, eccezionale e brillante, una piacevole sorpresa. Merita più di una visione e di una riflessione, visto che anche (e purtroppo) l'odierna società ne produce giornalmente, di esseri come Evilenko.

lunedì 5 maggio 2008

MAGDALENE (drammatico)

Magdalene è un film scritto e diretto da Peter Mullan. È sostanzialmente un film-denuncia (il regista si è inspirato al documentario "Sex in a cold climate" di Steve Humphries) sui soprusi subiti da ragazze e giovani donne rinnegate dalla propria famiglia oppure orfane che si macchiavano di peccati giudicati molto gravi per la benpensante comunità cattolica irlandese. Per espiare le loro colpe e ritrovare dignità agli occhi della comunità le giovani venivano inviate presso conventi devoti alla Maria Maddalena (peccatrice convertita da Gesù), case Magdalene appunto, ove venivano impiegate soprattutto come lavandaie non retribuite. Il clima di sottomissione e l'isolamento nel quale le giovani erano costrette a vivere fungeva spesso da paravento oltre il quale si celavano episodi di violenza e maltrattamenti. Le lavanderie all'interno dei conventi della Maddalena andarono dimenuendo man mano che il progresso rendeva obsoleto l'utilizzo della manovalanza. L'ultima di queste strutture chiuse i battenti nel 1996. Grazie ad una solida struttura narrativa e ottime interpretazioni, il film è stato premiato meritatamente nel 2002 col Leone d'Oro a Venezia.

Wikipedia

mercoledì 30 aprile 2008

L'AMORE SECONDO DAN (commedia)

Dan Burns, giornalista e vedovo, cura una rubrica di costume e tre figlie esuberanti. Chiuso nel suo dolore, Dan conduce una vita ripetitiva che non contempla imprevisti. Durante un fine settimana in famiglia, sulle spiagge di Rhode Island, incontra la sofisticata Marie e se ne invaghisce perdutamente. Peccato che quella donna affascinante sia la nuova fidanzata del fratello Mitch, un ragazzone frivolo e superficiale. La convivenza forzata alimenterà l'attrazione e accorcerà le distanze, innamorandoli.
Chi di voi non è mai stato costretto a passare un week-end in cattività, circondato da parenti ficcanaso, determinati a interrogare la vostra vita professionale o, peggio, a dispensare consigli su quella sentimentale? È quello che accade al Dan del titolo, sollecitato dalla numerosa e impicciona famiglia Burns a darsi un'occasione (sentimentale) per tornare di nuovo ad essere felice.
L'amore secondo Dan funziona soprattutto per la fitta rete di dialoghi che rendono vivo e credibile il lessico familiare dei Burns, in particolare negli scambi pungenti tra figlie e padre, che interpretano con la medesima intensità due diverse stagioni del cuore.
Steve Carell è l'impeccabile protagonista di una scommessa amorosa vinta senza troppi struggimenti. L'immagine di perfezione venuta "di cielo in terra a miracol mostrare" ha il volto francese di Juliette Binoche, raffinatissima e decisamente a suo agio in drammi e commedie.
L'amore secondo Dan è una commedia facilmente accessibile, davanti a cui ci si pone con lo spirito leggero di chi non chiede di meglio che farsi strappare qualche risata o qualche lacrima (di gioia).

giovedì 24 aprile 2008

OMICIDIO IN PARADISO (commedia)

Il Paradiso è su questa terra? Forse, ma non per Jojo Braconnier, piccolo allevatore nella Francia degli anni '80. Il pover uomo, infatti, è maltrattato senza sosta da sua moglie Lulù, che arriva a fargli ogni genere di angheria e sopruso per il solo gusto di vederlo soffrire. Come ci si libera di una moglie che si detesta e che ci disprezza a sua volta? Uccidendola, magari, come il nostro da sempre progetta, e sempre però rimanda per paura del carcere. Almeno finchè non trova in televisione un avvocato, celebre per aver fatto assolvere tante persone proprio dall'accusa di omicidio, a cui chiedere consiglio: sarà questa la soluzione del problema, oppure solo un sistema perchè invece si moltiplichino? Jean Becker ("I ragazzi del Marais") modella la sceneggiatura su una piéce di Guitry ("Ho ucciso mia moglie", 1951), stemperando il cinismo, la misoginia e la cattiveria dei personaggi. Quel che rimane è una commedia un po' noir, originale, decisamente brillante, con dialoghi esilaranti (quello tra Jojo e l'avvocato è un pezzo di bravura e comicità senza pari) e situazioni divertenti anche se velate di malinconia, il cui pregio è di non scadere mai nel farsesco, merito di bravi caratteristi che sembrano usciti a metà tra una fiaba e un'opera di Pirandello, tanto buonismo e umanità quanti sgradevoli difettucci e scheletri nell'armadio. Il meglio però lo dà un eccezionale terzetto di protagonisti, cui Becker lascia(giustamente!) carta bianca: da una impareggiabile Josiane Balasko, perfida perfino quando fa del bene, ad un grande Andrè Dussolier, formidabile(e leggermente luciferino) principe del foro, fino allo stre-pi-to-so Jacques Villeret, geniale e istrionico. Un film che vi farà letteralmente morire (!!!) dalle risate; solo, guardatelo con chi vi vuole bene, altrimenti potreste fargli/le sorgere qualche strana idea...

lunedì 21 aprile 2008

RAY (biografico)

This kid can do it. He is the One (Questo ragazzo ce la può fare. E' lui l'uomo giusto.).
Le parole di Ray Charles a Hackford, il regista di Ray, quando The genius ascoltò suonare Jamie Foxx al piano agli albori del progetto, sono la migliore sintesi di cosa rappresenti il film biografico su uno degli artisti che hanno inventato la black music. E non solo.
Ray, da biopic movie quale è, racconta, soprattutto, i lati oscuri dell'uomo Ray Charles; la schiavitù della droga e le relazioni controverse con le sue donne, cause di numerosi problemi fra cui un allontanamento per diverso tempo dalla scena musicale.
E' l'interpretazione di Jamie Foxx, a fare la differenza e a valere il prezzo del biglietto. Foxx, scelto per questo ruolo in seguito alla performance in Ogni maledetta domenica, suona il piano, come Ray, dall'età di 3 anni e da adolescente dirigeva un coro gospel. Nonostante non conoscesse nel dettaglio la musica del genio, l'attore, che rischia di vincere l'Oscar (grazie anche all'ottima performance in Collateral), ha frequentato scuole di braille, partecipato a sessioni di registrazioni soul e blues, e ha vissuto per dodici ore al giorno con gli occhi bendati, per capire realmente cosa significasse essere un non vedente. Non volevo solamente imitarlo, volevo catturare l'essenza del suo spirito, del suo modo di essere, ha dichiarato Foxx.
E' lui il mattatore, ed è impressionante come un film di due ore e mezza, possa reggersi sulle spalle di una persona sola. One man band. One man soul.

mercoledì 16 aprile 2008

LA LINGUA DEL SANTO (commedia)

Antonio è un giocatore di rugby ormai alla frutta; Willy faceva il rappresentante, poi, persa la serenità, ha perso in poco tempo prima il lavoro e infine la moglie Patrizia. Due poveracci insomma, accumunati dal loro luogo di ritrovo (il bar Antille di Padova) e da un'amicizia sincera ma anche interessata, visto che entrambi vivono di piccoli furti. Un giorno però, per caso (o per destino?), i due rubano niente meno che il reliquiario con la lingua di Sant'Antonio! Per entrambi è l'occasione della vita; peccato che lo sarà soprattutto per attirarsi un sacco di guai. Il regista Carlo Mazzacurati dimostra che non servono chissà quali artifizi per produrre buoni film, basta saper tirar fuori il meglio da ciò che si ha: si prenda un'ambientazione come la provincia veneta con le sue (tante) contraddizioni, una colonna sonora eterogenea ma orecchiabile, e una superba fotografia che risalta i paesaggi (soprattutto nelle sfumature aeree-acquatiche). Si aggiunga una coppia di ottimi attori come Antonio Albanese, straordinario nella sua genuinità, e Fabrizio Bentivoglio, ironico e disinvolto, e si ottiene uno degli ultimi esempi di commedia amara "all'italiana", dove si ride e si piange insieme, dove il grottesco va a braccetto con l'autenticità dei sentimenti dei protagonisti, simpatici seppur perdenti. Il film tende a volte a (s)cadere un po' nel surreale, ma rimane una pellicola che merita di esser vista, anche con occhio "scientifico": quale miglior dimostrazione del detto "scherza coi fanti ma lascia stare i santi" ?

mercoledì 9 aprile 2008

SECRETARY (commedia)

Dopo aver trascorso un periodo di riabilitazione in una clinica psichiatrica, dove era stata ricoverata per autolesionismo, Lee Holloway tenta faticosamente di reinserirsi nella società. Viene assunta come segretaria nello studio dell'avvocato Edward Grey, scapolo, solitario, con la passione per le orchidee e, a quanto pare, masochista e amante dello spanking. Tra i due nasce così un rapporto sadico-amoroso che col passare del tempo e l'aumentare del desiderio, li unirà sempre di più, finchè entrambi si renderanno conto di essere fatti l'uno per l'altra e coroneranno il loro "sogno" d'amore. Steven Shainberg, alla sua prima direzione, trae ispirazione da una short novel di Mary Gaitskill (dalla raccolta "Bad Behavior") per costruire un'opera decisamente originale, ironica, scanzonata, condita da momenti di humor nero, che stravolge tutti i canoni delle love story. Ma lo fa con tenerezza, semplicità, leggerezza, intelligenza, senza fronzoli e con una buona colonna sonora d'accompagnamento: l'amore è sempre un piacere, anche nella sofferenza. Fantastici i due protagonisti, con James Spader efficace ed azzeccato nel ruolo del sadico leguleio, e Maggie Gyllenhaal sorprendente per bravura e stile, spiritosa ma anche struggente, incredibilmente conturbante, vera dominatrice della scena (in tutti i sensi!!!). Paradossale per l'ambiguità di fondo, e brioso nel suo svolgersi, è diventato un cult dopo che al Sundance Film Festival 2002 hanno dovuto inventarsi un premio apposta per questa pellicola: merita certamente un'accurata e accalorata visione, perchè ogni passione, in fondo, è sempre fuori dagli schemi.

lunedì 7 aprile 2008

GIARDINI IN AUTUNNO (commedia)

Che colore hanno i giardini in Autunno? Vincent, uomo potente ed elegante, amante delle belle donne e del buon vino, scarica lo stress restandosene semplicemente con la testa in giù e i piedi per aria. Quando viene cacciato dal Ministero – per le proteste che imperversano in tutta Parigi – viene sostituito da Théodière, nuovo e avido Ministro che provvede a sostituire tutti gli oggetti del suo predecessore prima di insediarsi nel nuovo studio. Cambia sedie, poltrone, scaffali, ma anche i posacenere e i telefoni, pronto a ricoprire al meglio il suo ruolo e a restare in carica il più possibile. È il momento per Vincent di iniziare una nuova vita e - proprio quando la fortuna e il prestigio sembrano averlo abbandonato – si lascerà andare alla semplicità del vivere comune. In un mondo eclettico e sognante, torna il maestro georgiano con un capolavoro popolato da personaggi goffi e sbadati, tratteggiato da quegli eroi negativi che da sempre caratterizzano il suo cinema. Una favola dolce e ottimista, una metafora dell'avidità del potere e della riscoperta della semplicità. I giardini, in autunno, hanno il colore del cinema.

sabato 29 marzo 2008

GRAZIE PER LA CIOCCOLATA (thriller/drammatico)

André Polonski, virtuoso pianista, si risposa con Mika Muller, direttrice dell'omonima fabbrica di cioccolato. André, nel tempo intercorso tra i due matrimoni con Mika, era stato sposato con Lisbeth, da cui ebbe un figlio, Guillaume: la moglie però morì in uno strano incidente stradale il giorno del loro decimo anniversario. La vita tranquilla dei Polonski viene interrotta da Jeanne Pollet, aspirante pianista: la ragazza infatti è venuta a sapere dalla madre che, alla nascita, rischiò di essere scambiata con Guillaume. Nonostante la situazione, la ragazza è ben accetta sia da Andrè che da Mika. Ma la buona accoglienza che le riserva Mika in realtà cela un oscuro "istinto protettivo": Jeanne si accorgerà a sue spese della tragedia che permea quella casa e di cosa è capace la donna pur di salvare la presunta normalità della sua famiglia. Claude Chabrol è considerato, non a torto, un grandissimo del cinema, forse perchè riesce, con l'eleganza e la semplicità delle inquadrature e dei dialoghi, a produrre dei piccoli gioielli. Qui costruisce una storia avvincente, intrigante, piena di suspence, giocata come spesso gli accade sui risvolti cupi e drammatici che si nascondono nei meandri della psicologia borghese fondata sull'apparenza. Buona parte del merito della riuscita del film va anche ad un cast decisamente sopra le righe come recitazione, con Jacques Dutronc e Anna Mouglalis perfetti nel supportare una Isabelle Huppert in stato di grazia, algida e sublime incarnazione del Male, che trasuda perfidia e cinismo dietro ogni movenza o sguardo. Intelligente ed inquietante al tempo stesso, una pellicola cinica e sottile nel suo dipanarsi, che appassionerà sicuramente. Da vedere: magari, la prossima volta che vi offriranno della cioccolata, ci penserete due volte prima di accettare.

martedì 25 marzo 2008

IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA (drammatico)

Irlanda 1920. Contadini e operai delle campagne si uniscono per reagire agli uomini dell'esercito britannico sbarcati in forze sull'isola per impedire qualsiasi tentativo di rivendicazione di indipendenza. Damien, che sta per partire per Londra per consolidare la sua professione di medico, decide di restare per lottare a fianco del fratello Teddy. Lo scontro porterà alla firma di un trattato con gli inglesi. Ma non tutto sarà finito perché la vittoria è solo apparente. Saranno le famiglie stesse a dividersi tra chi si ritiene soddisfatto del risultato conseguito e chi invece pensa che l'oppressione abbia solo mascherato la propria strategia.
In un'epoca in cui il terrorismo domina le news del mondo e in cui l'Irlanda del Nord sembra definitivamente uscita dalla spirale di odio che l'aveva avviluppata sino a pochi anni fa, può suonare strano che un regista come Ken Loach vada a riaprire una ferita apparentemente ormai suturata. Usiamo questo termine chirurgico perché non è sicuramente casuale il fatto che il protagonista sia un medico. Un giovane che sta per lasciare il Paese ma che non può non reagire dinanzi a episodi di brutale sopraffazione. Questa volta non è il 'comunista' Loach che narra ma il 'britannico' Ken nato nel Warwickshire che va ad indagare le dinamiche che conducono una persona dotata di cultura e di valori ad impugnare le armi per difendere i deboli contro le prevaricazioni di un Impero.
"È facile sapere contro cosa si combatte. Più difficile è sapere in cosa davvero si crede" . Loach ne è consapevole e in questo film più che mai finisce con l'interrogarsi sulle ragioni degli uni e degli altri, non però certamente su quelle degli occupanti inglesi. Su quelle ha idee ben chiare.

venerdì 21 marzo 2008

NO MAN'S LAND (drammatico)

Bosnia 1993. Tre soldati, Chiki e Cera, bosniaci, e Nino, serbo, si ritrovano in una trincea tra le due linee nemiche, nella cosiddetta "terra di nessuno". Cera, in un primo tempo creduto morto, si riprende, tuttavia deve rimanere immobile perché è steso sopra una mina anti-uomo. Per risolvere la situazione, interviene il sergente Marchand dell'UNPROFOR, il quale incontra però molte difficoltà, create principalmente dai suoi superiori, preoccupati più di rispettare la neutralità verso le parti in conflitto che di aiutare realmente i tre soldati. L'intervento dei media, che seguono passo passo la vicenda, crea soltanto ulteriori problemi, fino al tragico e inaspettato finale. Nell'esordio alla regia di Danis Tanovic(anche sceneggiatore e curatore della colonna sonora)non ci sono nè l'allegoria e l'onirismo di Kusturica nè la grande narratività di Manchevski. C'è l'orrore della guerra, che colpisce come un pugno nello stomaco, grazie alla semplicità dello stile, dei contenuti, del linguaggio, crudi, spietati, asciutti. C'è l'ironia, sferzante e terrificante insieme, che non risparmia nessuno, i conflittuanti, i caschi blu(definiti come puffi!!!), e soprattutto i media, indifferenti, distanti anni luce da una tragedia che vedono come uno spettacolo buono per fare audience. Ci sono (e questa è una piacevole sorpresa!)dei bravissimi attori, perfetti nel dare ai loro personaggi una connotazione anti-eroica, in preda all'odio, alla disperazione, al vuoto, senza speranza alcuna. Vincitore della Palma d'oro per miglior sceneggiatura, del Golden Globe e dell'Oscar come miglior film straniero nel 2002, è una pellicola che coinvolge lo spettatore e sconvolge l'immaginario, dove si ride anche, ma in maniera fredda e amara, ché subito la realtà ritorna implacabile sotto gli occhi. Chapeau a questo capolavoro, che ci aiuta a non dimenticare che viviamo tutti in una "terra di nessuno".