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Ciao ragazzi!
Il Team di Filmdavedere vi informa che ci sono dei piccoli problemi tecnici. Siccome "the show must go on", le recensioni verranno pubblicate con trailer disponibile sul link diretto dal titolo del film. Grazie e scusate per l'inconveniente.
Il cowboy Woody,
l’ astronauta spaziale Buzz Lightyear, la ragazza cowboy Jessy, il “ pauroso” tirannosauro Rex, l’ energico cavallino Bullsey, i simpaticissimi coniugi smontabili Mr. E Miss. Potato, il fedele cane bassotto molleggiato Slinky, il maialino salvadanaio Hamm: sono loro i giocattoli superstiti dopo anni e anni di gioco sfrenato. Sono loro che faranno tornare in mente a molti un mondo magico, pieno di giocattoli, chiamato Toy Story. Uno di loro sono io che, a soli 6 anni vidi nel 1996 il primo film in animazione computerizzata dell’ accoppiata Pixar-Disney. Ma quello che ha fatto la fortuna della Pixar, la casa editrice fondata da John Lasseter, non è quello della tecnica, sicuramente innovativa, ma quello della qualità delle storie. E Toy Story è stato il preludio, l’ inizio glorioso. Era giusto perciò celebrarlo nuovamente, per la terza volta. Questa volta arriva il 3d, che non è indispensabile, ma ciò che resta ancora una volta importante dopo quindici anni è la storia. Con tanta nostalgia per un mondo passato che lascia la magia che lo avvolgeva ho guardato Toy Story 3: mi sono sentito un po’ troppo dalla parte di Andy, il proprietario dei giocattoli che, ormai grande, prima di partire per il college deve decidere cosa farne: spazzatura, soffitta, asilo. Decide di portare con se il vecchio Woody, il giocattolo preferito, messo in discussione solo nel primo capitolo ma poi mai più abbandonato, e di mandare gli altri in pensione in soffitta. Per un errore gli altri si ritrovano prima nella spazzatura e poi nelle mani di terribili bambini dell’ asilo e di un orsacchiotto rosa che tiranneggia sui giocattoli. Woody deve correre a salvarli e ne nasce un incredibile avventura fatta delle solite risate, di corse, ribaltamenti, scoperte, ma anche valori. L’ amicizia che lega i giocattoli vincerà su tutte le insidie e la fermezza nel voler compiere in tutti i modi e contro tutti gli ostacoli il proprio compito di far divertire porterà i simpatici protagonisti a ritrovare la felicità dell’ essere giocattoli. La nostalgia e la paura di qualcosa che finisce pervade in sottofondo le risate e il divertimento del film ma lascia ancora più consapevoli di qualcosa che deve passare ma che in realtà farà sempre parte di noi. Consigliatissimo per chi vuole tornare per una sera in mezzo ai propri giochi dell’ infanzia, in quel mondo che forse non è mai finito…
Lorenzo L
"Tutti vogliono essere trovati". Quarto lavoro, diretto e sceneggiato da Sofia Coppola nel 2003. Lost in Translation viene indicato come il secondo capitolo della trilogia personale della giovane regista. Il film narra la storia di due soggetti apparentemente lontani e diversi, per vita ed abitudini, e soprattutto, per età. Bob (interpretato da un bravissimo Bill Murray, ricordato poco per ruoli simili e troppo per ruoli comici) incontra Charlotte (una giovanissima Scarlett Johansson) in un lussuoso albergo di Tokyo. Inizia così un’alchimia tra i personaggi, che si scoprono profondamente simili: Bob, un attore orami giunto al declino, che accetta di girare uno spot in Giappone per fare cassa, con alle spalle figli e un matrimonio con una donna con la quale vive (almeno dalle poche telefonate) un rapporto congelato emotivamente e Charlotte, giovane e bellissima moglie di un fotografo in piena ascesa, che accetta qualsiasi lavoro e compromesso pur di fare carriera, arrivando praticamente ad abbandonare a se stessa la moglie, tra i corridoi e le raffinate camere dell'albergo. Così, Bob e Charlotte, smarriti in loro stessi, si trovano. Si trovano in questo lussuoso hotel, a loro totalmente indifferente condividendo quello che sono diventate le loro esistenze: parlano della vita, dei loro rimpianti e degli errori, soffermandosi su argomenti che poco vengono sviscerati solitamente. Famiglia, Lavoro, Matrimonio. Charlotte trascina Bob tra le luci psichedeliche di Tokyo, per locali, conoscendo gente. Ma è tutto sintetico, tutto finto; così preferiscono rimanere in albergo, un luogo che sembra atemporale dove però i due si trovano, come anime perse. Il taglio delle inquadrature e la scelta della luce aiutano ad entrare in questo mondo, di pesantezza e delusioni, che portano alla riflessione sui fatti della vita. Un mondo grigio, in cui ognuno di fronte alle proprie indifferenze, matura la volontà di “essere trovato”. Trovato da qualcuno che possa capirci. Da qualcuno con cui, in mezzo a questa sterilità e meccanicità, possa nascere un qualcosa di fresco e sano. Vivamente consigliata la visione.
Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se poteste tornare con la mente di oggi, in un punto precisato del vostro passato? « Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo » E' la teria del caos, l' effetto farfalla, appunto, in cui si suppone che anche un piccolissimo mutamento delle cose possa cambiare il corso degli eventi. A chi non è capitato di desiderare di tornare indietro, di modificare qualcosa nel corso della storia, forse per migliorare qualcosa, forse semplicemene per cambiarla e per vedere che cosa sarebbe successo se... Questo è un film costruito sui se e sui ma; un dei film a mio avviso meglio riusciti nella recente cinematografia. Uno di quei film in cui il filo della storia non è immediato, ma una volta capito non puoi far altro che entrare nella testa dei protagonisti e sperare con loro. Uno di quei film che ti fa porre delle domande, ti fa riflettere, e alla fine ti fa capire che in fondo tutto ciò che siamo è tutto ciò che siamo stati; noi siamo la somma delle nostre esperienze e del nostro passato. Scritto dai due registi esordienti, Eric Bress e J. Mackye (autori della sceneggiatura di Final Destination2), uscì del 2004 ed ebbe enorme successo negli Stati Uniti. E' uno dei fantasy migliori e meglio costruiti del genere. L'idea è stata presa da un racconto fantascientifico, dal nome anch'esso non casuale, "A sound of thunder", tradotto in italiano con il titolo "Rumore di tuono", e scritto da Ray Bradbury. La trama non la svelo, in questo caso rovinerebbe davvero la visione del film. Ma se, alla fine del film, riteneste che valga la pena spendere ancora qualche minuto in più, andatevi a leggere i finali alternativi che erano stati pensati per il film (finali). Assolutamente da vedere.
LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
George Romero, creatore di cortometraggi, produce con soli 114.000 dollari (cifra irrisoria anche per allora) il suo primo lungometraggio nel 1968, dal titolo "La notte dei morti viventi" ("Night of the living dead"). Per crearlo, un giovane Romero squattrinato con dieci soci e qualche finanziatore, utilizzò gli stessi soci come attori, attorucoli alle prime armi, gente comune del posto, scarti di macelleria per gli effetti speciali e pellicola da 35 mm in bianco e nero. Insomma un "B-movie" in piena regola.
Non so se Romero se ne rese conto, ma quello che creò fu un film che cambiò per sempre il cinema horror. Il film (troppo splatter per quei tempi) è una critica alla società statunitense, alla guerra del Vietnam, alle armi che circolano facilmente e al razzismo (per quegli anni era stranissimo che il protagonista fosse di colore, ma ancora più strano che nessuno nel film lo facesse notare). La trama risulta un pò lenta rispetto ai ritmi incalzanti cui siamo abituati oggi, ma se amate più la suspence alla Alfred Hitchcock dei fiumi di sangue e viscere questo film fa per voi. La storia, interamente ambientata in una casa, vede come protagonista un gruppo di persone che, assediate da zombie affamati di carne umana, cerca di sopravvivere. Il fenomeno non ha una spiegazione, probabile conseguenza di radiazioni nucleari per esperimenti segreti del governo ma la causa vera e propria non è mai data per certa.
ZOMBI
Con il grosso successo de "La notte dei morti viventi" Romero produce un secondo film che ne è un pò seguito e continuazione: "Dawn of the dead" ("L'alba dei morti") in Italia titolato semplicemente: "Zombi". Il titolo italiano risulta inadatto poichè fa perdere il filo logico che Romero aveva ideato, chiamando il primo episodo: "La notte dei morti viventi" e il terzo: "Il giorno dei morti viventi". In questo secondo capitolo le persone sono consapevoli, anche se ancora incredule, dell' orribile fenomeno che trasforma i morti in zombi assetati di sangue. In uno scenario in cui le città americane sono quasi tutte invase, Roger e Peter, due ageti S.W.A.T., decidono di abbandonare la desolante valle di lacrime cercando fortuna e pace nel tranquillo Canada assieme a due fidanzati. Le cose non vanno però come dovrebbero e saranno costretti ad atterrare con l'elicottero e trovare rifugio in un centro commerciale che trasformeranno nella loro base di resistenza. Questo film fu podotto con un badget un pò più alto del primo ma non elevatissimo, si parlava allora di 1.500.000 dollari. Alcune curiosità: il regista italiano Dario Argento fu il co-produttore e per contratto ottenne la distribuzione in Europa (Gran bretagna esclusa) e Giappone. Curò il montaggio e tagliò molti dialoghi trasformando il film rispetto all' originale di Romero. In più per censura furono tagliate tre scene tra cui quella di due bambini zombie le cui scene circostanti divennero incomprensibili. Il film è stato girato nel Monroeville Mall di Monroeville, Pennsylvania USA, e fu possibile fare le riprese solamente durante l'orario di chiusura, approssimativamente fra le 10:00 di sera e le 8:00 del mattino.
IL GIORNO DEGLI ZOMBI
Nel 1985 esce il terzo capitolo (in originale: "Day of the dead") della trilogia di Romero; tracciando una fine degli zombie per come li abbiamo conosciuti ed amati nel corso del trittico, sembrerebbe l'episodio conclusivo pur lasciando aperto un possibile seguito alla serie. Sì, perchè da questo film Romero introduce l'idea che gli zombie possano essere portati a ragionare, imparare a non nuocere e quindi tornare ad essere quasi normali. Come si vedrà nel quarto episodio ("La terra dei morti viventi", titolo originale: "Land of the dead") in realtà l'intelligenza porterà a più drastiche conclusioni. Per dovere di cronaca è necessario citare anche il quinto capitolo (personalmente più bello del quarto) "Le cronache dei morti viventi" ("Diary of the dead"), mai uscito in Italia, lo troverete solo in lingua originale con sottotitoli in italiano, merita davvero. Come ogni film di Romero, anche il terzo episodio ha messaggi di critica verso la società statunitense. Se il primo era prevalentemente un grido di protesta contro il Vietnam e il secondo contro il consumismo, questo è diretto alle cosìdette "follie" dell'era Reagan, presidente americano di allora. Inizialmente la sceneggiatura risultava più complessa di quella utilizzata per girare il film, e conteneva scene di violenza estrema; i produttori, in cambio del preventivato budget di 7.000.000$, imposero al regista la realizzazione di un film con un rating non superiore a "R" (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati) come i capitoli precedenti. Romero invece preferì ridimensionare il progetto, accontentandosi di uno stanziamento di "soli" 3.000.000$, ma riservandosi ogni libertà artistica. In effetti il film rimane il capitolo più feroce e raccapricciante della saga, con sequenze di violenza che, pur avvenendo in numero minore rispetto ai suoi predecessori, mostrano degli effetti splatter e gore al limite della sopportazione, tanto che la pellicola riceverà il rating NC-17 (vietato ai minori). Alcune delle idee accantonate saranno poi riprese nel successivo "La terra dei morti viventi". In questo capitolo i morti si sono risvegliati e dominano ormai da tempo su tutto il mondo esterno. Un gruppo di sopravvissuti (scienziati e militari) vive nei cunicoli di una base sotterranea, assediata costantemente dagli zombie. Il dott. Logan conduce esperimenti sui cadaveri ambulanti per individuare il centro nervoso che provoca la rianimazione dei morti. Conducendo i suoi esperimenti scopre che i morti possono comprendere ciò che li circonda ed imparare a comportarsi come gli umani. La critica alle istituzioni militari è accentuata dallo zombie "Bub", cavia del dott. Logan e, nella visione del regista, più facile da addomesticare in quanto ex militare.
Da sottolineare gli effetti speciali di Tom Savini che con questo film vinse un Saturn Award per il miglior trucco. Gli effetti innovativi portati da Savini, morsi realistici e gli squartamenti vari fecero scuola. Il Giorno degli Zombi è senz' altro l'episodio più splatter della trilogia. Nel dvd è presente uno speciale sugli effetti, forse troverete qualcosa anche su youtube... è molto interessante. Buona visione.
Estate, tempo di sole, mare, relax, relazioni autentiche, e aimè “calciomercato”. Dopo la pessima figura fatta al mondiale, figlia della superbia del nostro ex ct, anche il tifoso più sfegatato del pallone avrebbe voluto tirare una boccata d’aria sportiva, magari concentrandosi su altre discipline più nobili (rugby docet). Invece il tam tam mediatico di ipotetiche, perpetue e infattibili compravendite di giocatori ci costringe a non staccare la spina perché purtroppo noi italici “..non viviamo senza calcio..”. Ma come un filmine a ciel sereno una notizia squarcia la monotonia dell’ennesima rubrica di calciomercato: Zdenek Zeman allenerà il Foggia! Increduli ci destiamo dal dormiveglia postprandiale, alziamo il volume e …. il sogno diventa realtà!! Zdenek Zeman, il boemo, il muto, il profeta del calcio champagne e dell’antidoping, l’allenatore più amato dai tifosi, il 4-3-3 fattosi uomo torna ad allenare….e allenerà quella che da tutti è stata chiamata ZEMANLANDIA! Signori - Baiano – Rambaudi non vi ricordano nulla? Beh, allora ditelo, è proprio il caso di vedere questo documentario: non per cultura sportiva, ma per dovere morale! La squadra più divertente non è stato il Milan di Sacchi, ma il Foggia di Zdenek Zeman. Scritto e diretto da Giuseppe Sansonna, il documentario ripercorre tutta la storia della favola “Foggia + Zeman” …. una favola in procinto di risorgere e speriamo veramente rimanere a lungo per il bene del nostro “povero” e amato sport nazionale;). This is ZEMANLANDIA.
"Non è vero che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole "Sono fin troppo misteriosi i muscoli di Del Piero e Vialli”
"Modulo e sistemi di allenamento non li cambierò mai, qui a Roma come in un'altra città. Per coprire il campo non esiste un modulo migliore del 4-3-3."
"Il calcio è sempre lo stesso, sia in una piccola che in una grande città il campo ha sempre le stesse misure e la preparazione è sempre la stessa."
"Nella mia carriera mi sono procurato tanti nemici: meglio così, loro rappresentano uno stimolo."
"Nel calcio non esistono più le bandiere: ormai comandano la politica e l'economia."
"Mi sento più italiano di tanti allenatori italiani."
"Cosa cambierei se potessi tornare indietro? Niente, proprio niente, rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto. Nè credo che questo esonero pregiudicherà il mio futuro di allenatore, il calcio che io insegno non finisce con la fine di questa mia esperienza parmense, qualcuno avrà ancora fiducia in me."
Ripetere infinite volte una giornata di normale routine è noioso? No se nei panni del protagonista di questa strana magia c'è Bill Murray ( "La piccola bottega degli orrori", "Gosthbusters I", "Ghostbusters II", "SOS fantasmi") con la sua comicità cinica e fredda da attore consumato. Murray veste i panni di un egoista e arrivista metereologo (Phil Connors) di una famosa emittente televisiva americana che viene inviato a realizzare un servizio in Pennsylvania, più precisamente a Punxsutawney per il tradizionale e annuale "Giorno della marmotta" (ricorrenza davvero esistente in quesa cittadina, il nome esatto della festa è "Groundhog Day"). La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l'inverno finirà presto; se invece è una bella giornata, la marmotta vedendo la sua ombra si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l'inverno continuerà per altre sei settimane. Sembra tutto semplice e di breve durata per il nostro Phil, che non vede l'ora di terminare la giornata considerando l'incarico al di sotto delle sue capacità, umiliante... scherzo del destino: sarà il giorno più lungo della sua vita! Phil ripeterà centinaia di volte questa giornata risvegliandosi puntuale la mattina dello tesso giorno appena vissuto. Inizialmente questo lo farà preoccupare di essere impazzito ma poi ci si abituerà e comincerà a cercare il lato positivo della cosa conquistando donne, facendo soldi e divertendosi. A lungo andare però la monotonia lo deprimerà a tal punto da tentare il suicidio più e più volte, ma il risultato sarà sempre quello di risvegliarsi la mattina del giorno appena passato. Per spezzare l'incantesimo Phil dovrà comprendere il perchè della sua presenza in quel luogo. Film dolce, leggero e brillante per una serata con la vostra dolce metà o con gli amici per farsi due risate. Forse risultava un pò più originale nel 1993 quando uscì nei cinema, ma vi assicuro che è ancora molto sciolto e simpatico... và giù che è una meraviglia.
"Man on the moon" racconta la vita di Andy Kaufman, comico americano ma soprattutto showman originale e sempre un passo avanti al suo pubblico. Andy muore di cancro giovanissimo a 35 anni ma nell'arco della sua vita lascia il segno e regala emozioni inventando un suo senso dello show e personaggi vissuti davvero o inventati da lui ma che riesce a rendere reali per chi li conosce e li segue. Forse per il fatto che è stato un personaggio dello spettacolo prevalentemente americano questo film è stato parecchio snobbato in Italia e molto valutato in America. Interpretato splendidamente dal grande trasformista Jim Carrey, il senso del film è tutto in una frase buttata lì dallo stesso Kaufman durante una fase del film: "Io credo che il mondo sia un' illusione e che ci prendiamo troppo sul serio". Film dai mille significati che narra la vita di un personaggio da cartone animato realmente esistito che è saputo passare nella vita sognando e facendo sognare, riportando bambino chiunque lo ascoltasse. Per capire la bravura di Jim Carrey, appena avrete finito di vedere il film cercate su youtube i vari video del vero Andy Kaufman e vedrete come sembrano una cosa sola. Consiglio questo film a tutti anche se è un pò particolare e a qualcuno potrà non piacere più di tanto. Andy o lo ami o lo odi, non ha mezze misure.
Memorie di una geisha, titolo originale Memoirs of a Geisha e presentato in Giappone con il titolo Sayuri, è un film aggrazziato e molto ben fatto... una storia esotica raccontata con gli strumenti propri del grande cinema americano (la fotografia è eccezionale). La giovanissima Chiyo viene venduta assieme a sua sorella dai suoi genitori, due contadini privi di mezzi, ad un uomo, un certo Tanaka, che le condurrà in città. Chiyo viene venduta ad una casa di geishe mentre sua sorella ad un bordello. Nell'okiya Chiyo viene scelta per intraprendere la carriera di geisha. E' durante una fuga della giovane Chiyo che quest'ultima incontrà quello che lei stessa eleggerà amore della sua vita, l'incontro con il direttore generale.... ma in seguito ad una serie di guai e di imbrogli escogitati dalla bella ma malvagia geisha dell'okiya Hatsumomo, la proprietaria dell'okiya decide di non far frequentare più a Chiyo la scuola per geishe perchè troppo costosa. Fortunatamente la bella Chiyo, diventata più grande ed anche bellissima, riceve la protezione di una delle geishe più importanti della città e a sua volta diviene anche lei una splendida geisha prendendo il nuovo nome di Sayuri. Ma la storia continua.... arriva la guerra in Giappone e anche nell'okiya che non riesce a mantenere lo stesso successo del passato. Sayuri e la sua protettrice scappano, grazie all'aiuto del direttore generale e di un suo collega innamorato della bella Sayuri, e si rifugiano in campagna. Dopo qualche anno Sayuri verrà richiamata in città per aiutare il direttore generale a convincere un esponente dell'esercito americano ad accordare finanziamenti per la ricostruzione di fabbriche andate distrutte durante la guerra. Durante questo incontro, a causa di un malinteso, Sayuri viene scoperta in atteggiamenti intimi dal direttore generale con il soltato americano.... ma fortunatamente il malinteso si risolverà.... La bellezza dei luoghi, dei costumi e delle attrici, eleganti e sinuose nei loro abiti vellutati, conferiscono al film un fascino straordinario ed incantevole... una storia d'amore cinta da kimoni!